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Edifici in legno: quanto durano? (parte 1) 2

Una delle domande più frequenti che ci viene posta è la seguente: “Quanto dura un edificio in legno?”.

La risposta a questa domanda è complessa e correlata a molteplici fattori tra cui principalmente la progettazione. La durabilità di un edificio in legno può compromettersi, ma perché ciò avviene? Per un limite fisico intrinseco del materiale oppure sono altri i fattori che determinano una notevole riduzione della vita dell’edificio? Uno studio attento dei dettagli costruttivi a livello progettuale può aiutare?

Prima di rispondere a queste domande è bene chiarire alcuni concetti: il legno è un materiale con caratteristiche fisiche molto particolari. Esso infatti presenta dilatazioni termiche pressoché nulle, resiste all’attacco degli acidi, si comporta molto bene in caso di sisma ma… non sopporta il ristagno d’acqua nel tempo, soprattutto se questo accumulo avviene sulla testa con le fibre esposte. La presenza contemporanea di acqua ed ossigeno crea un ambiente favorevole allo sviluppo di funghi, muffe ed altri organismi xilofagi (ovvero che si nutrono di legno) che in poco tempo, giorni o settimane, possono divorare anche le parti strutturali portanti.

La normativa italiana chiede di garantire una vita nominale degli edifici di civile abitazione pari ad almeno 50 anni e per garantire questa durabilità è necessario prendere gli opportuni accorgimenti.

Meglio un sistema di protezione attivo o meglio uno passivo?

Possiamo affidarci totalmente all’efficienza delle membrane nel tempo oppure è meglio studiare dei dettagli tali da impedire il ristagno d’acqua?

 

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Il vasto panorama delle normative UNI non ci aiuta molto a risolvere questo problema ed anche i testi dedicati all’argomento non sempre sono sufficientemente esaustivi e completi. Eppure il tema della durabilità è tra i più importanti se non il più importante da affrontare per tempo quando si progetta un edificio in legno.

Per questo motivo è necessario e basilare uno studio attento di ogni dettaglio costruttivo: in un edificio ve ne sono a decine ma uno di questi è indubbiamente il più importante. Stiamo parlando dell’attacco a terra ovvero quel punto in cui il legno è più in basso ovvero più vicino al terreno ed alle zone di potenziale accumulo d’acqua.

(il cacciavite è stato completamente inserito nella parete portante in xlam senza l’ausilio di un martello)

Le fotografie presenti in quest’articolo fanno riferimento a casi di marcescenza verificatisi in edifici nei quali erano stati commessi errori di progettazione e/o realizzazione del dettaglio di attacco a terra. Per evitare l’insorgere di queste situazioni a volte bastano pochi banali accorgimenti che non vanno ad intaccare il costo dell’opera ma possono portare alla salvaguardia dell’intero edificio.

Noi di Ergodomus siamo specializzati nella progettazione di edifici in legno da più di 10 anni, chiamaci e potremo fornire supporto alla progettazione del tuo edificio in legno.

Il dettaglio di attacco a terra per essere realizzato correttamente deve soddisfare contemporaneamente tre esigenze, ovvero:

  1. Durata
  2. Sicurezza statica per poter scaricare tutte le forze incluse quelle sismiche
  3. Fisica tecnica: “Assenza” di ponte termico e di fenomeni di condensa interstiziale

Ne aggiungiamo poi una quarta: rispettare l’aspetto architettonico dell’edificio previsto dal progettista. Naturalmente non bisogna dimenticare l’aspetto economico!

Quali soluzioni posso adottare?

Come posso pertanto fare in modo che queste condizioni siano verificate in questa parte di edificio così delicata? Quali sono i principi da seguire per non commettere errori e garantire ai nostri committenti case calde, sicure e confortevoli nel tempo? Esiste un modo per poter dormire sonni tranquilli?

Per rispondere a quest’ultimo quesito, esiste un prodotto in grado di monitorare costantemente lo stato di salute dell’edificio in legno in modo da poter intervenire tempestivamente nel caso sopraggiungano problematiche all’interno della parete: si chiama Wood Control e a gennaio scorso siamo andati ad intervistare i due “padri” di questo ingegnoso sistema (Wood Control – Misuratore di umidità).

Abbiamo pubblicato questo articolo anche su LinkedIn LinkedIn_50x50 per poter rispondere alle eventuali domande e permettere uno scambio di opinioni tra addetti ai lavori. Chissà che magari non si riesca dare una risposta anche alla prima domanda….

Vi segnaliamo inoltre un articolo scritto dall’ing. Franco Piva pubblicato sulla rivista “Domus Aurea” ed al seguente link : “Chi sono i nemici del legno?”. Diversi operatori del settore hanno partecipato fornendo il loro punto di vista: anche tu puoi dire la tua!

 

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2 risposte a “Edifici in legno: quanto durano? (parte 1)”

  1. Il “ristagno d’acqua” è sicuramente un enorme problema per il legno, ma nn si deve lasciarlo intendere come la “semplice” conseguenza di infiltrazioni massicce a cui rispondere con soluzioni “sigillanti” . Una delle cause di marcescenza più frequenti e meno considerate, specie nelle strutture di copertura o negli infissi esterni è invece, quella dovuta alla condensa. Causata proprio dalla impermeabilizzazione totale della superficie esterna e dell’esposizione alla produzione di vapori di quella interna. La conseguente formazione di condensa sulla parte fredda della struttura lignea è la causa più frequente di quello che troppi individuano come “infiltrazione. Pertanto l’attenzione maggiore nella progettazione non è raggiungere una completa “sigillatura” ma assicurare la uniforme traspirabilità delle strutture lignee. Quindi, al bando le membrane impermeabili, se nn sono anche traspiranti

  2. Grazie del suo commento signor Pagliaro. Condivido la sua impostazione progettuale per cercare di evitare le guaine totalmente impermeabili sia al vapore sia all’acqua. Personalmente trovo molto interessanti le guaine igrovariabili.

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